Cattedrale di Sant’Evasio: nartece e cinque navate

La Cattedrale di Sant’Evasio è il monumento più antico di Casale Monferrato e un esempio del romanico lombardo in Piemonte. All’ingresso sorprende il nartece del XII secolo, con volta a nove compartimenti unica in Italia; dentro si aprono cinque navate, la Cappella barocca di Sant’Evasio e il grande crocifisso ligneo rivestito d’argento. In Largo Angrisani, ingresso in piano e orari 8:30-12:00 e 15:00-18:30, sospesi durante le funzioni; il museo Sacrestia Aperta apre sabato e domenica 15:00-18:00.
– Nartece: volta a nove compartimenti, rarissima in Italia.
– Cappella di Sant’Evasio: marmi policromi e reliquie del patrono.
– Museo: mosaici, oreficeria e Tesoro; chiuso gennaio, febbraio e agosto.
– Sottotetti: visita guidata la seconda domenica del mese, 5 € adulti.


Eventi nei dintorni


Copertina itinerario Cattedrale di Sant'Evasio: nartece e cinque navate
Il duomo più antico di Casale Monferrato: facciata a due campanili, nartece unico in Italia, cinque navate e Cappella di Sant’Evasio barocca; museo e sottotetti con visita guidata.

Cose da sapere


Cattedrale di Sant’Evasio: nartece e cinque navate

La Cattedrale di Sant’Evasio e San Lorenzo è il monumento più antico di Casale Monferrato e uno dei migliori esempi di romanico lombardo in Piemonte. La vedi arrivando da Largo Angrisani: facciata a capanna asimmetrica, due campanili che la stringono e un ingresso che promette qualcosa di diverso. Superato il portone, il nartece del XII secolo ti accoglie con una volta a nove compartimenti: è un unicum in Italia, con richiami all’architettura armena e islamica. Dentro, le cinque navate strette tengono l’impianto del XII secolo, mentre la Cappella di Sant’Evasio, ellittica e barocca, cambia completamente registro. Non è una cattedrale da vedere solo di passaggio: il museo, la sacrestia e il percorso nei sottotetti meritano tempo. A me ha colpito il contrasto tra la solidità romanica e i marmi policromi della cappella. Accesso in piano, senza barriere architettoniche.

Cenni storici

La fondazione risale alla prima metà dell’VIII secolo: re Liutprando ampliò una chiesa di San Lorenzo e la dedicò a Sant’Evasio. Prima notizia documentata: 974. Consacrazione: 1107-1108. Nel 1159 Federico I confermò beni e diritti alla canonica; la distruzione di Casale del 1215 portò al trafugamento delle reliquie, restituite nel 1403 da Facino Cane. Nel 1474 la chiesa divenne cattedrale con la nuova Diocesi. La Cappella di Sant’Evasio fu riprogettata da Benedetto Alfieri nel 1764 e completata nel 1808. L’assetto attuale deve molto al restauro di Edoardo Arborio Mella (1857-1861), che liberò la facciata dalle case dei canonici.

  • VIII secolo: Liutprando amplia San Lorenzo
  • 974: prima citazione
  • 1107-1108: consacrazione
  • 1215: distruzione e reliquie trafugate
  • 1403: reliquie restituite
  • 1474: cattedrale
  • 1764: Cappella di Sant’Evasio
  • 1857-1861: restauro Mella

Il nartece, un ingresso da primato italiano

Il nartece è forse la parte più sorprendente. È un vano rettangolare del XII secolo, costruito sull’antico cimitero, con una poderosa volta suddivisa in nove compartimenti da quattro costoloni ad arco in pietra. La struttura è unica in Italia e mostra somiglianze con l’architettura armena e islamica: non sembra un atrio di chiesa qualunque, sembra quasi uno spazio autonomo. All’esterno la facciata a capanna è incorniciata da archetti pensili a tripla ghiera e da due campanili cuspidati di altezza diversa; la bicromia di pietra e mattoni si nota soprattutto con la luce radente. La facciata che vediamo oggi è però in gran parte frutto del restauro di Edoardo Arborio Mella tra 1859 e 1861, che eliminò le case dei canonici addossate e liberò i grandi archi di sostegno. A me piace guardarla prima di entrare: il nartece è già un assaggio, ma è anche il motivo per cui questa cattedrale non assomiglia alle altre.

Cinque navate, tiburio e l’ellisse barocca

Dentro, la cattedrale mantiene l’impianto romanico del XII secolo: cinque navate strette, pilastri cruciformi e volte a crociera costolonate. Al centro si alza un tiburio ottagonale voltato, con ai lati uno pseudotransetto; la zona presbiteriale è sopraelevata di cinque gradini e delimitata da una balaustra. Il colpo d’occhio cambia quando si arriva alla Cappella di Sant’Evasio, nel transetto destro: è ellittica, barocca, ricca di marmi policromi e progettata da Benedetto Alfieri. Qui sono custodite le reliquie del santo in un’urna d’argento e cristallo, sistemata dietro l’altare; la cappella fu completata nel 1808. Da notare anche il crocifisso ligneo rivestito in lamina d’argento, di scuola romanica, e la volta absidale affrescata da Costantino Sereno con angeli, santi e Cristo benedicente. È un interno che sorprende per contrasti: sobrio e monumentale, poi improvvisamente teatrale.

Museo, sacrestia e sottotetti: la cattedrale dall’alto

Il museo della cattedrale è stato aperto nel 2003 negli ambienti del complesso monumentale e si sviluppa in otto sale, con opere dal IV al XXI secolo. Si parte dal deambulatorio, un corridoio del 1670 circa, con statue in arenaria, un bassorilievo della Crocifissione e frammenti di mosaici del XII secolo. La sacrestia monumentale, consacrata nel 1642 e ampliata nel 1788, conserva la croce processionale del cardinale Teodoro Paleologo e un altare con statue e bassorilievi. Nella torre campanaria c’è il Tesoro, con il Battesimo di Cristo di Gaudenzio Ferrari e reliquiari. Il vero bonus sono i sottotetti: dal 2013 una passerella metallica sospesa sulle volte permette di osservare archetti pensili, bifore e strutture medievali, fino ai matronei dell’atrio. La visita guidata è prevista la seconda domenica del mese, con contributo di 5€ per gli adulti e 4€ per under 12 e over 60. Museo chiuso a gennaio, febbraio e agosto.

Perché visitarlo

Tre motivi concreti. Primo: il nartece a nove compartimenti, unico in Italia e con influenze armene e islamiche, vale già il viaggio. Secondo: in pochi metri passi dal romanico delle cinque navate al barocco della Cappella di Sant’Evasio, con marmi policromi e reliquie in argento; è un contrasto che si capisce solo entrando. Terzo: il museo e il percorso dei sottotetti aggiungono una visita verticale, tra mosaici, oreficeria, tessuti e passerelle sospese sulle volte. In più l’accesso è in piano, senza barriere architettoniche, e l’ingresso è da Largo Monsignor Giuseppe Angrisani. Non aspettarti una chiesa isolata nel nulla: è nel centro di Casale Monferrato, quindi si combina bene con una passeggiata urbana. Se hai poco tempo, non saltare il nartece e la cappella; se ne hai di più, prenota i sottotetti.

Quando andare

La facciata bicroma guadagna molto con la luce radente: meglio una mattina feriale, quando la città è tranquilla e le funzioni non interferiscono con la visita. Il tardo pomeriggio ha un’atmosfera più calda, ma controlla sempre che le visite non siano sospese durante le celebrazioni. Evita le ore centrali delle domeniche più affollate se vuoi girare con calma tra le navate. Una giornata mite di mezza stagione è forse l’ideale: né freddo da rifugiarti subito, né caldo da cercare solo l’ombra. Se puoi, scegli un giorno in cui è prevista l’apertura del museo e delle visite ai sottotetti: cambia molto il modo di leggere la cattedrale. E non programmare tutto al minuto: qui il bello è fermarsi sotto il nartece e guardare in su.

Nei dintorni

Restando in città, una deviazione naturale è il Castello dei Paleologi, che racconta la Casale medievale e signorile; è un modo semplice per completare il quadro dopo il duomo. Se hai tempo e vuoi cambiare registro, punta al Sacro Monte di Crea, patrimonio UNESCO: cappelle immerse nel verde e un panorama sulle colline del Monferrato che rende bene l’idea del territorio. Non sono mete da incastrare di corsa, ma da tenere come prolungamento della visita. Il Sacro Monte, in particolare, ha un’atmosfera raccolta che si sposa bene con il nartece e le reliquie di Sant’Evasio. In città, se ti resta energia, una passeggiata nel centro storico tra palazzi e piazze chiude bene la giornata.

Itinerari nei dintorni


💡 Forse non sapevi che…

C’è una piccola colonna con il monogramma di Cristo che segna il luogo del martirio di Sant’Evasio: la tradizione vuole che avvicinando l’orecchio si senta scorrere il sangue del santo. Il 12 novembre la città festeggia il patrono con la messa pontificale e i galletti di pasta frolla distribuiti dalla Confraternita; ogni 8 settembre Borgo Vercelli scioglie un voto del 1403 con processione e pane e vino.