Dal centro di Alessandria si arriva attraversando il ponte bianco di Richard Meier: davanti appare una stella di pietra sul Tanaro, con sei bastioni, fossati e 60 ettari di storia. Costruita dai Savoia dal 1732 su progetto di Ignazio Bertola, è tra le più grandi fortezze di pianura del Settecento europeo. L’ingresso è gratuito: si cammina tra Piazza d’Armi, gallerie e museo.
– Sei bastioni a stella e il grande fossato un tempo allagato dal Tanaro
– Il bastione del primo Tricolore, issato il 10 marzo 1821
– La Piazza d’Armi di 22.000 m² e il Palazzo del Governatore
– Il ponte di Meier e il Museo del Regio Esercito
Introduzione
Arrivi sul ponte bianco di Richard Meier, lasci il traffico di Alessandria alle spalle e ti trovi davanti un esagono di mattoni e terra che sembra uscito da un manuale di ingegneria militare. La Cittadella è un impatto silenzioso: sessanta ettari di mura, fossati e bastioni dove il tempo sembra essersi fermato. È l’unica fortezza di pianura costruita dai Savoia nel Settecento e, cosa rara, è ancora immersa nel suo contesto originale, senza palazzi o tangenziali a soffocarla. Ci si cammina sopra i terrapieni, si guarda il Tanaro e si capisce perché il sito sia nella Tentative List UNESCO dal 2006. Non è il classico monumento da cartolina: è un luogo vasto, a tratti ruvido, da esplorare con calma e scarpe comode. E poi c’è quel dettaglio che cambia tutto: qui è sventolato il primo tricolore d’Italia.
Cenni storici
Dopo il Trattato di Utrecht del 1713 Alessandria passò ai Savoia. Vittorio Amedeo II stanziò 421.642 lire e affidò il progetto all’ingegnere militare Ignazio Bertola: i lavori partirono il
4 settembre 1732 e durarono circa quattordici anni, cancellando il quartiere di Bergoglio. La fortezza doveva presidiare la Strada di Fiandra. Nel 1745 resistette sette mesi a un assedio franco-spagnolo, nel 1799 cadde sotto i bombardamenti austro-russi, poi Napoleone la ampliò e ne fece un arsenale. Il
10 marzo 1821 sui bastioni fu issato per la prima volta il tricolore, dai rivoltosi guidati dal tenente colonnello Guglielmo Ansaldi. Nel 2007 è stata dismessa dall’uso militare.
- 1713 – Alessandria passa a Casa Savoia
- 1732 – inizio dei lavori di Bertola
- 1745 – assedio franco-spagnolo respinto
- 1799 – bombardamento austro-russo
- 1821 – primo tricolore sul bastione
- 1943-1944 – monumento nazionale e bombardamento
- 2007 – dismissione militare
Sei bastioni, una geometria perfetta
La pianta è stellare, un esagono irregolare con il lato più lungo parallelo al Tanaro. I sei bastioni pentagonali si chiamano Sant’Antonio, Santa Cristina, San Michele, San Tommaso, San Carlo e Beato Amedeo, collegati da cortine rettilinee. Il sistema difensivo non è solo il muro: ci sono rivellini, controguardie, mezzelune, tenaglie, gallerie e casematte. Le murature sono in mattoni pieni, con volte a prova di bomba e terrapieni che assorbivano i colpi; le coperture sono a padiglione, con coppi in laterizio. Il fossato, oggi vuoto, un tempo veniva allagato con l’acqua del Tanaro. L’unico accesso storico era Porta Reale. Il bello è la geometria: ogni bastione proteggeva i fianchi degli altri, con fuoco incrociato da tre direzioni e nessun punto cieco. Camminarci sopra è il modo migliore per capire come funzionava una fortezza alla moderna.
Piazza d’Armi e Museo del Regio Esercito
Al centro della fortezza si apre la Piazza d’Armi, circa 22.000 metri quadrati, l’antico corpo di piazza. Attorno si stringono gli edifici militari: il Palazzo del Governatore (Caserma Beleno), il Quartiere San Michele, il Quartiere San Carlo, l’Armeria napoleonica, la Polveriera di San Michele, magazzini, laboratori e un ospedale con infermeria. Nella Caserma Beleno c’è il Museo delle Uniformi, Armi e Cimeli del Regio Esercito Italiano (1848-1946), inaugurato nel 2010, con circa 1.500 pezzi esposti. Tra le vetrine c’è anche l’uniforme di Re Umberto II del giorno della partenza per l’esilio. Una parte della struttura ospita ancora una caserma degli Alpini, con un piccolo museo. Oggi la Piazza d’Armi fa da palcoscenico a concerti, mostre e rievocazioni.
Il bastione del Tricolore e le tracce della guerra
Il punto più evocativo è il Bastione Sant’Antonio, il più alto, dove il 10 marzo 1821 sventolò per la prima volta il tricolore verde, bianco e rosso. Fu il tenente colonnello Guglielmo Ansaldi a issarlo, e l’episodio è considerato l’inizio del Risorgimento piemontese. Il passato torna anche nelle prigioni: qui fu rinchiuso il patriota Andrea Vochieri e, nel 1867, Giuseppe Garibaldi. Più tardi, nel 1943, toccò a Giovannino Guareschi. Durante la Seconda guerra mondiale la fortezza subì un bombardamento nel 1944: i segni si leggono ancora sulla Porta del Soccorso, nella Piazza d’Armi. Da lassù la vista corre sulla città e sulle Prealpi. Portate la macchina fotografica, questo è il punto giusto.
Perché visitarlo
Primo motivo: è tra le fortificazioni settecentesche meglio conservate d’Europa e l’unica fortezza sabauda ancora intatta nel suo contesto, senza costruzioni moderne a ridosso dei fossati. Secondo: il museo del Regio Esercito, con uniformi, armi e cimeli dal 1848 al 1946, è una macchina del tempo che pochi si aspettano in una città di provincia. Terzo: si entra gratis e in una passeggiata si passa dai bastioni alle gallerie, dalla Piazza d’Armi alle prigioni. Aggiungo un dettaglio pratico: le gallerie restano fresche anche d’estate, quindi mettete in zaino una giacca leggera. Il degrado di alcune parti c’è e si vede, ma fa parte del carattere di un luogo che sta ancora cercando l’equilibrio tra restauro e memoria.
Quando andare
La Cittadella si gusta meglio con la luce bassa. Alba o tramonto sono i momenti più fotogenici, soprattutto dal Bastione San Michele, da cui si abbraccia tutta la fortezza e il Tanaro. In estate la Piazza d’Armi si accende con concerti e teatro sotto le stelle. A marzo, per l’anniversario del tricolore, arrivano le rievocazioni storiche: è il periodo in cui il luogo racconta meglio la sua storia. A settembre c’è AleComics, il festival del fumetto, che riempie le caserme di cosplayer e curiosi. In inverno il vento sul fossato è tosto, ma la nebbia padana sui bastioni ha un suo perché. Io ci tornerei in una mattina di primo autunno, con l’aria limpida e poca gente in giro.
Nei dintorni
Il Ponte Meier sul Tanaro merita una camminata: un’unica campata bianca inaugurata nel 2016, lunga oltre 176 metri, che collega la fortezza al centro di Alessandria. Se il tema militare vi prende, allargate il giro: a Spinetta Marengo c’è l’area della battaglia del 1800, con il museo dedicato a Napoleone e Desaix, perfetto come secondo tassello dopo la Cittadella. Chi vuole restare sulle fortificazioni sabaude può puntare su Gavi, il borgo con il suo forte, altro pezzo del sistema difensivo piemontese. Entrambe le mete funzionano bene in abbinata: prima le mura alessandrine, poi la campagna o le colline. Chiudete la giornata passeggiando nel centro storico della città, tra portici e piazze.