Castello di Borgonovo Val Tidone: la rocca del municipio

Il Castello di Borgonovo Val Tidone nasce nel 1196 come oppidum del Comune di Piacenza e oggi è la sede del municipio, nel cuore del centro storico. La fortezza in laterizio conserva il fossato asciutto, due ingressi su ponti in muratura al posto dei ponti levatoi e un cortile settecentesco con loggiato a tre ordini. Da non perdere la torre semicircolare e l’androne con volta a crociera affrescata.
– Sede del Comune: visitabile negli orari degli uffici, esterni sempre visibili.
– Fossato asciutto e incastri degli antichi ponti levatoi sui muri d’ingresso.
– Cortile settecentesco: loggiato a tre ordini e scalone a doppia rampa.
– Chisöla e Fiera dell’Angelo: gastronomia e tradizione del borgo.


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Copertina itinerario Castello di Borgonovo Val Tidone: la rocca del municipio
Fortezza in laterizio del 1196 nel cuore di Borgonovo Val Tidone: fossato asciutto, ponte levatoio scomparso, loggiato settecentesco e sede del municipio, tra Chisöla e Fiera dell’Angelo.

Cose da sapere


Castello di Borgonovo Val Tidone: la rocca del municipio

Il Castello di Borgonovo Val Tidone è uno di quei luoghi che ti sorprende per come la storia si sia intrecciata con la vita quotidiana. Siamo in provincia di Piacenza, nella bassa Val Tidone, e questa fortezza in laterizio del 1196 non è un museo polveroso, ma la sede del municipio. Camminando intorno alle sue mura, noti subito il fossato asciutto e cerchi con lo sguardo il ponte levatoio che non c’è più: al suo posto, due ponti in muratura su archi a sesto acuto. L’edificio è un blocco compatto di mattoni, con torri angolari e una torre semicircolare che svetta a sud. L’atmosfera è tranquilla, quasi dimessa, ma basta alzare gli occhi per vedere il motivo a denti di sega sul coronamento, tipico del Trecento padano. È il classico esempio di come un castello possa ancora vivere, tra uffici comunali e memorie antiche. Si trova proprio nel cuore del paese, lungo l’ex Strada Statale 412 della Val Tidone.

Cenni storici

Fondato nel 1196 come oppidum dal Comune di Piacenza per difendere il confine occidentale, il castello fu distrutto più volte: dai pavesi nel 1199, dagli stessi piacentini nel 1237 per non lasciarlo a Federico II, e da Ubertino Landi nel 1267. Passò poi agli Arcelli, ai Visconti, ai Piccinino e agli Sforza. Nel 1482 fu assediato dai francesi, ma Franceschina Borromeo resistette. Nel 1691 i marchesi Zandemaria lo trasformarono in dimora signorile. Nel 1875 fu venduto al Comune per 80.000 lire e divenne sede municipale. Ecco i momenti chiave:

  • 1196: fondazione dell’oppidum Borgonuovo.
  • 1199: distruzione da parte dei pavesi.
  • 1237: incendiato dai piacentini.
  • 1267: danni da Ubertino Landi.
  • 1412: feudo agli Arcelli, conti della Val Tidone.
  • 1438: marchesato di Niccolò Piccinino.
  • 1691: i Zandemaria lo trasformano in dimora nobiliare.
  • 1875: acquisto comunale per 80.000 lire.

La fortezza di mattoni: architettura e trasformazioni

Il castello è un blocco compatto di laterizio, con pianta rettangolare e torri angolari. A sud si erge una torre semicircolare più alta del resto, mentre l’ala nord-est, con la sua scarpa, ha un aspetto più rustico e disomogeneo, segno di epoche successive. La facciata è impreziosita dal motivo a denti di sega, tipico dei castelli padani trecenteschi, e da finestrelle con archi ribassati. Il fossato, oggi asciutto, circonda la fortezza: un tempo era attraversato da due ponti levatoi, sostituiti da ponti in muratura su archi a sesto acuto. Durante i restauri del Novecento sono emersi gli incastri dei ponti levatoi, ancora visibili. C’è anche una pusterla, una piccola porta con accesso levatoio. All’esterno del fossato si trova il recetto, un corpo rustico con finestrelle ad arco scemo e decorazione a denti di sega. L’insieme dà l’idea di una fortezza solida, pensata per resistere, ma anche capace di adattarsi nei secoli.

Dentro il castello: dal ponte levatoio al loggiato settecentesco

Varcata la soglia, l’androne con volta a crociera decorata da affreschi cinquecenteschi introduce in un cortile che è una piccola sorpresa. Qui si apre un portico a tre fornici, ma è il loggiato a tre ordini, realizzato nel Settecento dai marchesi Zandemaria, a catturare l’attenzione. La scala a doppia rampa con balaustre in cotto è scenografica e ti fa immaginare i ricevimenti nobiliari. I Zandemaria trasformarono la rocca in una dimora signorile, allestendo anche una pinacoteca di 240 opere, con dipinti di Correggio, Guercino e Andrea del Sarto. Fino agli anni ’80, l’ultimo piano ospitava le carceri mandamentali. Oggi il castello è la sede del municipio: gli uffici comunali convivono con queste testimonianze, e il cortile è aperto al pubblico negli orari di apertura.

Perché visitarlo

Ci sono almeno tre motivi per fermarsi qui. Primo: è un castello medievale ancora in uso come municipio, cosa non comune. Puoi vedere il fossato asciutto, gli incastri dei ponti levatoi e la pusterla, tutti elementi che raccontano la sua funzione difensiva. Secondo: l’interno riserva una sorpresa con il loggiato settecentesco e lo scalone a doppia rampa, un angolo di eleganza nobiliare dentro una fortezza. Terzo: l’accesso è semplice e gratuito negli orari d’ufficio, e puoi abbinare la visita a una degustazione di Chisöla, la focaccia con ciccioli tipica di Borgonovo. Insomma, un luogo che unisce storia, architettura e sapori.

Quando andare

Il momento più suggestivo? Dipende da cosa cerchi. Se vuoi immergerti nella tradizione locale, punta sulla Fiera dell’Angelo, il lunedì di Pasquetta, quando il paese si anima. A settembre c’è la Festa della Chisöla, dedicata alla focaccia con ciccioli. Per una visita tranquilla, scegli un tardo pomeriggio di primavera o inizio autunno: la luce calda sui mattoni esalta il colore del laterizio e il fossato asciutto diventa un teatro d’ombre. In inverno, se c’è la nebbia, l’atmosfera diventa ancora più misteriosa, ma i colori sono spenti. L’estate può essere afosa, meglio la mattina presto. Insomma, evita le ore centrali delle giornate più calde e goditi il castello con calma.

Nei dintorni

Dopo il castello, vale la pena esplorare il borgo. Nel borgo trovi la Collegiata di Santa Maria Assunta, di origine romanica, che conserva un polittico ligneo del 1474 dei Fratelli Lupi. Poco distante, la Chiesa di San Rocco e il convento di San Bernardino sulla strada per Pianello. Se hai tempo, spostati verso Ziano Piacentino, immerso nei vigneti delle colline piacentine, lungo la Strada dei Vini e dei Sapori dei Colli Piacentini. In alternativa, Castelnovo Val Tidone offre un altro castello, privato ma visitabile su prenotazione. Un modo per arricchire la giornata con arte, fede e paesaggi collinari.

Itinerari nei dintorni


💡 Forse non sapevi che…

Nel 1237 furono gli stessi piacentini a incendiare il castello per non lasciarlo a Federico II di Svevia, e nel 1482 Franceschina Borromeo rifiutò di arrendersi ai francesi. Dopo il 1875 l’edificio divenne sede di uffici comunali, pretura e carcere mandamentale: l’ultimo piano restò prigione fino agli anni ’80. I restauri del Novecento hanno riportato alla luce gli incastri dei ponti levatoi, oggi sostituiti da ponti in muratura sul fossato asciutto.